La prima cosa che ci viene in mente dopo aver visto la partita di ieri del Foggia contro il Casarano, che ha portato i rossoneri alla settima sconfitta consecutiva, è che bisogna rifare tutto da capo perchè abbiamo la netta impressione che tutto è stato sbagliato. Vogliamo ricordare che praticamente sotto l’aspetto tecnico, nelle ultime 9 partite, il Foggia con i panchina tre allenatori diversi ha perso 8 volte e vinto una sola volta contro il Giugliano in ina gara che se al 96° il portiere Perucchini non parava il rigore di Ogunseye avrebbe portato a casa 1 solo punto e non 3 sui 27 a disposizione.
La domanda quindi ci sorge spontanea. Come si può fare per fermare questa emorragia di risultati e di prestazioni che stanno portando la squadra di Casillo e De Vitto ad una deriva autoritaria? Dove si annidano e soprattutto come si possono eliminare i tantissimi problemi di questa squadra? E ancora, dove si deve intervenire per bloccare questo “trend negativo” che sicuramente è partito da luglio ma che ora sta trovando la sua valenza definitiva e negativa in questo momento della stagione e che è diventato pericoloso sotto tutti gli aspetti e sotto tutti i punti di vista?
Purtroppo lo sapevamo già quando questa squadra è stata costruita in estate che sarebbe stata un’altra stagione di “sofferenza” anche perchè lo stesso Delio Rossi che fu chiamato per primo sulla panchina rossonera per svoltare e cambiare pagina dopo il campionato fallimentare 2024-2025, disse che il Foggia aveva come obiettivo la salvezza alla penultima giornata. Ed è tutto dire se un allenatore in una squadra e un piazza come Foggia parte per giocarsi il suo campionato solo per salvarsi prima degli ultimi 90° minuti di 38 partite.
Delio Rossi lo disse perchè aveva capito da subito che le promesse fatte dal vecchio proprietario erano “aria fritta” guardando alla rosa che gli aveva messo a disposizione insieme all’allora direttore sportivo Carlo Musa. Una rosa fatta per la maggior parte da giovani pescati dalle squadre Primavera, senza esperienza nel professionismo, senza equilibrio, senza qualità e senza quella consapevolezza di dover giocare contro club che erano costruite come corazzate e attrezzate per competere verso traguardi più ambiziosi.
Ma anche altri fattori avevano dato segnali poco incoraggianti e preoccupanti da subito su come si sarebbe svolta la stagione 2025-2026, infatti, le conseguenze il Foggia le sta pagando oggi quando mancano solo 9 giornate al termine del campionato. Prendiamo per esempio la scelta di aver “traslocato” il quartiere generale della società e della squadra lontano da Foggia e fuori della nostra Regione, praticamente quello che a marzo scorso, cioè un anno fa, lo stesso vecchio proprietario aveva minacciato di fare e che poi ha mantenuto nei fatti. Una scelta a dir poco inopportuna che ha creato parecchi disagi nell’ organizzazione e soprattutto nella logistica. Portare i calciatori con tutto lo staff tecnico, medico e amministrativo a Trinitapoli è stata la prima delle scelte scabrose che hanno condizionato la stagione dal suo inizio. Poi come se non bastasse, per il motivo che allo Zaccheria stavano e ancora oggi stanno facendo i lavori di ristrutturazione e non si potevano fare gli abbonamenti per “premiare” i tifosi vista la ridotta capienza dei vari settori dello stadio, ecco la seconda scelta eccentrica, capziosa e scellerata della vecchia proprietà “barese” cioè quella di aumentare i prezzi dei biglietti d’ingresso in tutti i settori dello stadio e soprattutto nei settori popolari, che hanno messo in condizioni gli stessi tifosi organizzati e non, di abbandonare gli spalti per due terzi della stagione costringendo la squadra a giocare come se lo facesse sempre in trasferta arrivando al punto più basso della storia del Foggia con una partita ufficiale in cui erano presenti sugli spalti dello Zaccheria solo 489 spettatori.
Quando poi il 14 febbraio è cambiata la proprietà, con l’arrivo finalmente dei foggiani al vertice del Calcio Foggia 1920 con il duo Casillo e De Vitto, sembrava che le cose potessero cambiare ma ad oggi questo non è avvenuto anzi la situazione è peggiorata perchè i nuovi proprietari si sono trovati di fronte ad una montagna che sembra insormontabile di problemi pregressi a cominciare dal fatto che hanno dovuto esonerare il 2° allenatore della stagione Barilari, per prendere il 3° tecnico, Cangelosi che dopo due partite si è dimesso e adesso è arrivato il 4° tecnico in ordine di tempo, Michele Pazienza, che deve operare con la scarsa “materia prima” che gli è stata messa a disposizione in un contesto difficile e delicato principalmente per la posizione di classifica laddove purtroppo anche lui sta facendo male e nelle prime due partite sulla panchina rossonera Crotone e Casarano ha continuato la serie di sconfitte che hanno portato il Foggia sull’orlo di un baratro talmente profondo che sta risucchiando i rossoneri verso l’abisso.
Il Foggia non è più ultimo in classifica ma solo perchè il Siracusa è stato penalizzato dal Tribunale Federale Nazionale e forse il 9 marzo avrà ancora un’altra squadra, il Trapani, dietro di esso ma sarà sempre nella zona play out che non potrà garantire la salvezza diretta ma solo la possibilità di giocare uno scontro diretto play out, dove una squadra si salverà e l’altra retrocederà tra i dilettanti.
L’ambiente rossonero a 360°gradi è sconsolato, depresso e ormai rassegnato al peggio. Da questa situazione se ne può uscire in un solo modo, facendo risultati con le proprie forze e possibilmente cambiando il modo di scendere in campo e l’approccio in tutte e 9 le partite che mancano da qui alla fine del torneo a cominciare da quella di giovedì prossimo ad Altamura, anche se questo ritornello ormai ci sta accompagnando da quasi due mesi.
Ma come si può fare per cambiare la rotta di navigazione? Prima di tutto mettendo a disposizione della squadra e dello staff tecnico una figura di alto profilo, competente ed equilibrato che possa “normalizzare” il momento negativo, una figura che abbia il polso della situazione e che conoscendo bene le dinamiche del calcio della piazza di Foggia possa dare quella tranquillità soprattutto mentale che oggi serve a questa squadra. Il nome che a noi piacerebbe vedere lo conoscete, al momento è solo uno e si chiama Peppino Pavone che sarebbe in grado di dare quella carica mentale e quella determinazione che una squadra deve utilizzare senza se e senza ma per salvarsi, tralasciando qualsiasi paura e qualsiasi timore per affrontare ogni avversario, da qui alla fine del campionato, con la “cazzimma” giusta lavorando sulla propria forza mentale e tecnica ma anche sulla propria rabbia sportiva, per tornare a mettere sul campo il cuore oltre l’ostacolo e tirare fuori prestazioni di un certo livello che possano portare a raggiungere risultati in funzione dell’unico obiettivo da raggiungere a tutti i costi, la tanto sospirata salvezza.
Attenzione però, il tempo rimasto è risicato ma sappiamo che nel calcio quello che oggi è bianco domani può diventare all’improvviso nero e quindi siamo convinti che il Foggia è ancora in grado di dimostrare che queste ultime 9 gare saranno sufficienti per arrivare tutti insieme all’obiettivo che è solo quello di mantenere la categoria al termine di questa “infausta” stagione 2025-2026 che se raggiunta potrebbe dare il via ad una nuova pagina del calcio a Foggia, con programmi e progetti seri ma soprattutto con una “evoluzione” tecnica che manca ormai da parecchi anni e che sarebbe ora che tornasse ad essere il “filo conduttore ” che faccia tornare il Calcio Foggia 1920 a rivedere quella luce che oggi appare spenta ma che potrebbe ritornare a splendere .
Foggia: E’ tutto sbagliato. E’ tutto da rifare
