Non riusciamo a capire le puntualizzazioni di Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto che se la prendono se su “molte”, come loro affermano, testate giornalistiche si mette in evidenza la loro “inesperienza”. L’aggettivo che viene usato in questo periodo particolare della stagione del Foggia ha un suo fondamento e non è certo un termine offensivo riferito a Casillo e De Vitto a livello personale e imprenditoriale, perchè nessuno mette in dubbio le loro capacità nell’aver costruito qualcosa di importante nel territorio della Capitanata ma vuole solo sottolineare quello che si sta facendo dal momento in cui sono subentrati alla vecchia società rossonera il 14 febbraio scorso ereditando sicuramente una situazione sportiva “catastrofica” sotto tutti i punti di vista e ad altro rischio soprattutto senza alcuna nessuna certezza futura. Mai avrebbero pensato di trovarsi di fronte, da subito, ad un esonero, quello di Barilari, con relative scelte che alla fine si sono dimostrate non certamente migliorative sotto l’aspetto delle prestazioni e dei risultati, prima con la settimana di interregno con Cangelosi in panchina e poi con l’arrivo in panchina da 9 giornate con 27 punti a disposizione insieme a Michele Pazienza che ne ha raccolto solo 5 di punti per la classifica di rossoneri.

Mai pensavano Casillo e De Vitto di trovarsi di fronte ad uno scnario di 10 sconfitte consecutive che hanno prodotto oggi la situazionedi un Foggia sull’orlo di un precipizio che potrebbe portare società e squadra nei dilettanti.
La parola ” inesperienza” che noi giornalisti pronunciamo nei nostri articoli oppure nelle trasmissioni televisive non può considerarsi “offensiva” ma richiama alla realtà e all’evidenza di scelte che non sono state proprio all’altezza, per esempio ci saremmo aspettati che dopo l’esonero di Barilari, con la squadra ancora nella possibilità di arrivare alla salvezza diretta, potesse essere scelto un tecnico di polso che avrebbe potuto imporre il suo carsma e i suoi metodi di gioco in base alle caratteristiche dei calciatori in rosa all’interno dello spogliatoio. Ed era stato anche scelto, se sonsideriamo che dopo un’incontro con Fontana e il relativo accordocon il,tecnico Marchigiano, nel momento in cui si aspettava solo che arrivasse in Città per iniziare la sua avventura sulla panchina rossonera, ecco la sorpresa della comunicazione del nulla di fatto per far posto alla scelta di Pazienza che forse fu “suggerito” da qualcuno che girava e che ancora gira intorno al Foggia e anche questo può essere considerato motivo di “inesperienza”.
E’ implicito leggere tra le righe e nelle parole di Gennaro Casillo e Giusseppe De Vitto che sui social ci fanno sapere che loro ascoltano la gente vivendo quotidianamente la Città e soprattutto mantengono sempre ciò che dicono e fanno a differenza di molti altri.
E’ sicuramente vero che non hanno avuto paura di assumersi le loro responsabilità ma è anche vero che è stata la maledetta fretta di acquisire il Foggia spinti dalla pasisione mentre potevano ancora aspettare e iniziare il processo di acquisto delle quote societrie a stagione finita.
Essere “inesperti” non è una colpa anzi il fatto che i giornalisti lo mettano in evidenza, in questo momento topico dellastagione rossonera quando mancano solo 180′ minuti al termine della “regular season”, serve come stimolo a fare meglio ed evitare errori che poi si possono pagare in maniera determinante.

Aver scelto di prendere possesso del Calcio Foggia 1920 in corsa e in un momento in cui mercato di gennaio era ormai negli ultimi 15 giorni, non ha certamente aiutato ma i due omprenditori sapevano di avere alle loro spalle le Istituzioni cittadine e non solo ma soprattutto un folto gruppo di imprenditori del territorio che li hanno supportati e farsi avanti per mettereb fine a 5 anni di soprusi e angherie che non erano più sopportabili da una piazza come quella di Foggia nel panoama calcistico nazionale.
Tutti noi, nessuno escluso, facciamo a Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto i nostri complimenti per il coraggio ma dovrebbero cercare di eliminare la “paura” intrinseca di agire forse ascoltanto meno consigli esterni e facendo molto di più seguendo le proprie idee e il loro istinto imprenditoriale che vale esattamente come nella loro azienda anche e soprattutto nella gestione di una società di calcio professionstica.
Tutti siamo vicini al loro sforzo economico e al fatto di voler cercare per il futuro un’ampliamento degli “asset societari” come l’ingresso di un Direttore Generale e della “governance” che da l’idea e ala stura ad un progetto e dei programmi che si stanno mettendo in preventivo per la prossima stagione che sono molto seri e ambiziosi ma tutto e sempre sub-judice e legato al mantenimento della serie C che è imprescindibile per portare avanti il progetto con risultati, traguardi e obiettivi da raggiungere con la chiara consapevolezza che il Foggia non può più essere relegato nelle retrovie di una classifica in un campionato ma deve partire per vincere il campionato di terza serie ma deve stare e lottare sempre per il vertice classifica , poi se saranno fatte le scelte giuste sia con l’acquisto di calciatori di livello , con la scelta di uno staff tecnico e un allenatore di livello ma soprattutto con l’inserimento in società di profili manageriali nei posti che contano per dare quel qualcosa in più che servirà per tornare ad essere il Foggia che siamo stati abituare a vedere e ad applaudire e ad osannare in tempi passati quando la stampa locale e nazionale oltre a tutta l’Italia calcistica seguiva con amore e interesse le gesta dei rossoneri.
