Il Foggia stava meglio quando stava peggio

Lo sappiamo perfettamente che può sembrare un paradosso  il titolo di questo articolo ma effettivamente è proprio così anche perchè soprattutto nel calcio le scelte sbagliate alla fine si pagano a caro prezzo. Il Foggia, in questa stagione che sta terminando come peggio non si poteva immaginare, di errori nelle sue scelte ne ha fatti tanti che per elencarli tutti non basterebbe un articolo sulle pagine di una testata giornalistica oppure in una sola trasmissione sportiva televisiva.
Sarebbe anche inutile metterli in fila, in evidenza e in ordine d’importanza soprattutto in questo momento che purtroppo è sicuramente quello più “nefasto” e “buio” della ultracentenaria storia del Calcio Foggia 1920 e questo perchè si è arrivati all’epilogo che è oggi, ad una sola partita del termine della “regular season”, sotto gli occhi di tutti dopo che era stato ampiamente annunciato perchè dopo l’arrivo di Delio Rossi, che sembrava la panacea di tutti i mali e dopo la salvezza arrivata per il rotto della cuffia nella scorsa stagione, si era capito subito come sarebbe andata a finire non solo per la campagna acquisti estiva con  la costruzione della rosa di questo campionato ma soprattutto per le dichiarazioni dell’ex allenatore di dover rincorrere una salvezza da raggiungere solo alla penultima giornata. Una dichiarazione perentoria e preoccupante fatta ancora prima di iniziare il campionato e che non è mai stata, in tutta la storia rossonera, la prerogativa iniziale della società e della squadra, per una piazza come quella di Foggia.
Poi non dimentichiamo la scelta da parte della vecchia proprietà di traslocare fuori regione il quartiere generale rossonero che ha creato ulteriori problemi di organizzazione e di logistica oltre al fatto che i calciatori nuovi sono arrivati alla spicciolata e in momenti diversi e frammentati fino alla vigilia della prima partita del torneo e che questo non ha consentito al tecnico Romagnolo di effettuare una preparazione pre campionato adeguata oltre a non aver potuto preparare e mettere in atto sul campo i suoi schemi e i suoi moduli di gioco.
La scelta di prendere a luglio calciatori che provenivano prevalentamente da campionati Primavera oppure che erano reduci da infortuni non smaltiti del tutto e dal fatto di non giocare, alcuni di loro, da molgto tempo una partita intera nelle loro squadre di appartenenza da cui provenivano, è stata un’altra “genialata” del vecchio proprietario barese. E poi aggiungiamo la scellerata e iniqua scelta di aumentare i prezzi dei biglietti d’ingresso allo Zaccheria nella stagione in cui non si sono potuti fare gli abbonamenti per i lavori di ristrutturazione dello stadio di viale Ofanto, una scelta che ha fatto giocare per trequarti del campionato le partite casalinghe alla squadra rossonera senza il calore e il supporto dei tifosi organizzatio e quelli comuni che volevano soltanto sguire la loro squadra del cuore.
Vogliamo parlare anche della presenza dell’Amministrazione Giudiziaria e del Tribunale di Bari? Questa soluzione, che ha esercitato e ancora oggi viene esercita dal 19 maggio 2025 è purtroppo come una “spada di Damocle” su tutte le operatività della società di via Gioberti ed è stata una soluzione che sicuramente è servita alla messa in sicurezza per la vecchia proprietà dalle infiltrazioni della criminalità organizzata ma contemporaneamente ha creato e ancora crea, al momento, molta pressione e controllo sulla nuova proprietà che si è insediata al vertice del Calcio Foggia 1920 il 14 febbraio 2026 con l’arrivo di Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto.
Le scelte degli allenatori di questa stagione 2025-2026 sono state scelte infelici, infatti dopo Delio Rossi che fu messo in condizioni dall’ex proprietario e da un gruppo squadra di “mocciosi” che non reggevano ai ritmi del tecnico di Rimini abituato ad allenare grandi calciatori in grandi piazze di seria A al punto di costringerlo per ben due volte a dare le dimissioni è proseguita con l’arrivo di Barilari, seguito a ruota da quello di Cangelosi durato solo 7 giorni e di Michele Pazienza, che non hanno prodotto quello che tutto l’ambiente si aspettava da questa stagione agonistica e alla fine quello che è emerso è stata una confusione totale con 4 allenatori che si sono succeduti sulla panchina rossonera, anzi per essere precisi da oggi 21 aprile sono 5 i tecnici perchè Pazienza è stato ESONERATO ieri dopo la sconfitta di Monopoli concludendo amaramente la sua permanenza sulla panchina del Foggia che nel frattempo ha richiamato Enrico Barilari, che si è messo subito sul primo treno per il sud ed è partito e arrivato dalla Liguria per un’ ultimo tentativo di salvare una stagione molto tormentata, visto che è ancora sotto contratto con i “satanelli” e quindi ritornare ad allenare per l’ultima partita della stagione contro la Salernitana i rossoneri con la flebile speranza, come fu con i due Gentile Antonio e Luigi lo scorso campionato, di disputare eventualmente i due incontri del play out.
Le scelte sono importanti nel calcio e se volessimo fare l’esercizio forzato di dare delle percentuali sui “demeriti societari” delle due proprietà che si sono alternate in questa stagione agonistica 2025-2026 sicuramente l’80% lo si deve imputare al vecchio proprietario di Palo del Colle, demeriti che si sono perpretati costantemente e ciclicamente per cinque lunghi e infiniti anni ma è pur vero che il restante 20% deve essere imputato anche a Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto anche se sono al vertice della società rossonera da poco più di due mesi, due giovani imprenditori che la Città di Foggia e i tifosi del Foggia non finiranno mai di ringraziare, comunque terminerà questa stagione, per avere tolto dalla scena rossonera un personaggio come l’ex presidente barese.
Ma perchè anche a Casillo e De Vitto il 20% di errori e demeriti? Perchè nel momento in cui hanno dovuto gioco forza scegliere, dopo te sconfitte consecutive, di esonerare Barilari  che tutto sommato è stato l’unico allenatore che ha dato una certa parvenza di idea di gioco ad una squadra “scarsa” che non sapeva e ancora non sa “ne di carne e neanche di pesce”, bisognava scegliere un profilo di allenatore con i giusti attributi e il pugno i ferro che avrebbe dovuto fare irruzione e far tremare i muri dello spogliatoio dello Zaccheria.
Ad onore del vero e a pensarci bene Casillo e De Vitto ci avevano pensato e ci erano anche riusciti i  a convincere mister Fontana ad accettare la panchina del Foggia ma poi “stranamente” in una notte hanno cambiato registro portando al Foggia Michele Pazienza sul consiglio di “qualcuno” sbagliando così due volte soprattutto perchè non hanno voluto seguire, anche per “inesperienza” organizzativa nel settore professionistico, il loro primo pensiero e il loro primo istinto, quindi sia Gennaro Casillo che Giuseppe De Vitto hanno sicuramente sbagliato la loro scelto aprendo una ” sliding doors ” che allo stato dell’arte ha portato a questa situazione che solo un miracolo calcistico potrebbe far cambiare lo scenario e solo la vittoria di domenica prossima contro la Salernitana potrebbe far sperare ancora a qualcosa che non succede ma se succede deve avere in concomitanza la sconfitta oppure il pareggio del Giugliano a Caserta ma al momento però tutto ci fa pensare a qualcosa di “contorto” e di “strano” che potrebbe accadere sotto la Reggia e quindi questo ci induce solo concentrarsi sulla gara contro i granata, magari con Enrico Barilari che darebbe una “scossa” alla squadra anche se poi alla fine non dovesse produrre l’eventuale arrivo al play out non si potrebbe imputare nessuna colpa al tecnico di Levanto mentre invece se dovesse Enrico Barilari arrivare per caso, per bravura oppure per fortuna a poter disputare le due partite spareggio per la salvezza e le dovesse anche superare per far mantenere la categoria al Foggia, diventerebbe lui stesso un “eroe” da portare in trionfo per tutta la Città come se avesse vinto il campionato, soprattutto per tutto quello che è accaduto in questa “maledetta” stagione sia dentro che fuori dal terreno di gioco.

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