Il problema degli impianti sportivi a Foggia e’ ormai arcinoto da tempi immemori. Ricordate quando il Foggia era in serie A soprattutto dopo la chiusura dei campi di calcio dell’ Hotel Florio? Ebbene allora si faceva di necessità virtù, si utilizzavano quelle poche poche strutture che esistevano in qugli anni in Città e soprattutto si utilizzava molto poco lo Zaccheria che aveva uno dei manti erbosi migliori d’Italia con un terreno eccellente riconosciuto da tutte le società e le squadre che venivano a giocarci.
Chi lo teneva in ordine e funzionale era un semplice uomo, il famoso giardiniere Vincenzo detto “camici”, che non permetteva a nessuno e ribadiamo a nessuno, dei calciatori di calpestarlo se non arrivava prima Zeman, facendoli aspettare tutti seduti sulle panchine, questo per evitare che si rovinasse l’erba che lui curava in maniera maniacale e con grande abnegazione come se fosse il giardino di casa sua.
Zeman a quel tempo utilizzava spesso il campetto della Parrocchia di San Ciro a pochi metri dallo stadio dove i calciatori per entrarci scavalcavano un piccolo cancello e si allenavano senza permettersi critiche nei riguardi della società. Stiamo parlando di calciatori del calibro di Mancini, Di Biagio, Seno, Shalimov, Baiano, Signori, Rambaudi e tutti gli altri.

Ma quando il Foggia giocava in serie A e non in Lega Pro come adesso, alla vigilia di partite importanti ma soprattutto quando pioveva oppure aveva piovuto, si allenava sul “cemento” del piazzale dello Zaccheria e il venerdì i calciatori facevano la “gimkana” tra le bancarelle del mercato rionale e siamo certi che quelli con qualche capello bianco come noi se lo ricorderanno. Il Giovedì, poi, quasi sempre la squadra rossonera era invitata in provincia con centinaia di persone assiepata sugli spalti, per vedere i suoi beniamini giocare la partitella infrasettimanale e MAI nessuno si è lamentato, anzi tutti i giornali nazionali mettevano in evidenza questo problema che era inseto nella squadra di Pasquale Casillo e allo stesso tempo magnificavano il fatto che nonostante queste grosse difficoltà “Zemanlandia” giocava e faceva girare la testa alla Juventus, all’ Inrer e al Milan nel momento in cui mettevano piede allo Zacchieria ma anche in casa loro e questo valeva anche per tutte le altre squadre del campionato.
Questo accadeva perchè la forma atletica del Foggia era sempre di gran lunga superiore alle lalmentele e agli ostacoli dovuti alle strutture sportive cittadine che erano meno predominanti rispetto al raggiungimento degli obiettivi che venivano programmati dal Foggia ad inizio stagione e che venivano poi dimostrati sul campo la domenica durante le partite.
Ultimamaente, invece, sentiamo solo lamentele e scuse derivanti dalla mancanza delle strutture e ai campi di allenamento, un’ abitudine abbastanza strumentalizzata da partte di questa proprietà ma anche da parte dei calciatori che indicano come “capro espiatorio” la mancanza di un campo dove potersi allenare con continuità.
Ma questa storia, vecchia come il cucco, non regge e sapete il perchè? Perchè Nicola Canonico, presidente rossonero, di bei “soldoni” ne ha sicuramente incassati in questi quattro anni della sua gestione societaria e anno dopo anno da quando e’ alla giuda del Foggia se solo avesse guardato oltre il suo naso e se davvero voleva lasciare un segno tangibile del suo passaggio a Foggia rispetto ad altri che lo hanno preceduto, avrebbe potuto investire personalmente su alcuni campi in disuso nella nostra Città , campi sortivi che si sarebbero potuti rimettere nelle condizioni di essere ripristinati e utilizzati ad uso e consumo della prima squadra che milita in serie C e anche delle sue formazioni giovanili.
Un’impianto su tutti è quello del Campo degli Ulivi, alla periferia della Città, dove con un investimento nenche troppo onesroso che si agirava tra i 250 e i 300.000 euro, la propietà rossonera avrebbe potuto renderlo agibile, omologarlo e stabilirsi in pianta stabile al suo interno diventandone addirittura proprioetara.
In questi quattro anni il Foggia ha “bighellonato” per i campi della provincia senza trovare una fissa collocazione, per poi rimanere sempre e compatibilmente con altre squadre cittadine ad allenarsi sul terreno di gioco dell’ex Figc, che oltretutto ha il terreno in erba sintetica che non e’ il massimo e che potrebbe produrre nel tempo infortuni muscolari e anche di altra natura ai calciatori che si allenano costantemente sopra di esso.

Ancora oggi, che siamo a marzo 2025, ci sarebbe la possibilità di rimettere a nuovo il “Campo degli Ulivi” per poterlo utilizzare ma l’immobilismo della società e della proprietà rossonera e’ imbarazzante. Sentiamo solo lamentele e bugie e non vediamo e sentiamo soluzioni. Bugie come quella che ha riguardato l’utilizzo dell’impianto dell’Amendola, dove appena fu sistemato alla ben meglio il terreno di gioco secondo la proprietà rossonera e appena la squadra andò a metterci gli scarpini sopra per il primo e tanto agognato allenamento, l’allora capitano Luigi Carillo intimò alla società di via Gioberti che su quel terreno la squadra non sarebbe più andata ad allenarsi per non incorrere in gravi infortuni, pensate quindi in che condizione era per far rifiutare di allenarsi dopo solo la prima seduta, questo perchè al primo impatto quel terreno di gioco sembrava più un campo di patate.

Adesso e’ nata la “polemica strumentale” che riguarda il nuovo impianto appena ristrutturato e ancora nemmeno inaugurato di Croci Nord, sul quale pare che il presidente Nicola Canonico abbia espresso la volontà di avere l’esclusiva per l’utilizzo dell’impianto stesso a favore della prima squadra cittadina che milita tra i professionisti.
E le altre squadre della Citta’ cosa dovrebbero fare? Forse dovrebbero emigrare altrove oppure raccogliere le briciole che resano degli orari in cui il terreno di gioco NON sarebbe occupato da Zauri e dai suoi calciatori? In questo, meno male, il Comune di Foggia e’ stato perentorio e assolutamente NON disponibile al dialogo e ad accettare questa ennesima assurda richesta che sa di forzatura, provocazione e anche di minaccia, infatti, al dinniego arrivato da Palazzo di Città, la risposta e’ stata direttamente data dal presidente rossonero, allorquando ha detto che avrebbe fatto “emigrare” la squdra rossonera fuori dalla la provincia di Foggia per potersi allenare per poi scendere allo Zaccheria esclusivamente per giocare le partite casalinghe.
A seguito di questo ulteriore e vergognoso sorpruso minacciato da Nicola Canonico, ci saremmo aspettati, in maniera molto più sollecita, una risposta decisa dalla Sindaca Episcopo, una risposta ufficiale che ancora oggi a distanza di una settimana non abbiamo nè sentito e nemmeno letto in un comunicato da parte del Comune di Foggia.
Arriverà questa dichiarazione? Ce lo auguriamo, perchè quello che Nicola Canonico ha detto nella conferenza stampa di martedì scorso, oltre a non meritare la benchè minima attenzione da parte di tutto l’ambiente rossonero , NON potrà MAI accadere e a quella inopinata provocazione nessuno deve credere, perchè lo ribadiamo ancora una volta e con tuttta la determinazione possibile, il Calcio Foggia 1920 non appartiene a nessuno nè tantomeno e’ di proprietà della società rossonera e tantomeno NON e’ il “giocattolo” di Nicola Canonico.
Il Foggia e’ un bene esclusivo della “nostra” Città, della “nostra” comunità e del “nostro” territorio e soprattutto se non sono cambiati i confini non e’ geograficamente assolutamente in provincia di Bari. A Foggia NON permetteremo questa ulteriore presa di posizione e questo ulteriore affronto perpretato verso la “nostra” squadra di calcio e della “nostra” Città.
